Antonio Gibotta: il giovane reporter

Altidona Belvedere riapre la finestra estiva sulla fotografia d’indagine e documentazione con la mostra Antonio Gibotta il giovane reporter. E’ l’avvio di un nuovo percorso espositivo dedicato ai giovani reporter emergenti del panorama nazionale e internazionale. Il 17 luglio 2022, a presenziare l’inaugurazione sarà Francesco Cito, che del reportage nelle sue varie espressioni è un maestro indiscusso, testimone critico delle profonde trasformazioni sull’uso della fotografia nella comunicazione, come destinazione finale del lavoro del fotografo.

Antonio Gibotta, napoletano classe ’88, fin da subito si avvicina e si appassiona alla fotografia, osservando da vicino l’opera del padre, un affermato fotografo professionista. Ben presto trasforma la sua passione in professione, accumulando un notevole bagaglio di esperienza nella realizzazione di lavori e reportage di viaggio, in Italia e soprattutto all’estero. Riesce a ritagliarsi una propria identità fotografica, che ovviamente risente della sua spiccata personalità. Al centro del suo obiettivo ci sono l’uomo e l’attualità delle tematiche sociali. Un nuovo interprete del reportage (e non solo…) e dei suoi sentimenti più profondi: la crudezza, la poesia, il sogno, la purezza di immagini che sanno arrivare direttamente al cuore. Si diploma in Maestro d’Arte, sezione Arte della grafica pubblicitaria e della Fotografia, ha esposto in quasi 130 paesi . Nel 2010 Ottiene la GOLDEN CAMERA AWARD dalla Federation European Professional Photographer categoria reportage, in seguito ottiene le qualifiche “QIP” “QEP” “Master QIP” e “MasterQEP”. Al prestigioso PRIX DE LA PHOTOGRAPHY PARIS, si classifica 2° nella categoria “PRESS”. In Francia, all’ Eté des portraits 2012, si classifica Primo nella categoria Reportage. Al “Canada International Digital Photography Award” si classifica 3°. Ottiene un Bronze Award al ‘China International Photographic Art Exhibition. Al `MyWed, il contest di Matrimonio al quale hanno partecipato oltre 3000 fotografi da tutto il mondo si è classificato al 24° posto. Ai FIOF Awards Nikon Contest 2013, 2014 e 2015 viene eletto “FIOF – Wedding Photographer of The Year 2014” e Vincitore Assoluto FIIPA 2015. La più importante azienda produttrice di carta fotografica Fine Art al mondo, la “Hahnemiihle”, sceglie una sua foto per promuovere la nuova carta Matt fibre 200 grammi. Il National Geographic inserisce una sua fotografia nei libri “Stunning Photographs” e “Spectacle”. Nel 2016 ottiene il 3° posto al POY Picture of the year international in Colorado categoria Feature Picture Story e 1° Classificato al FIPA Italy International Photography Awards nella categoria Reportage, 1° nella categoria Reportage Movie Awards e 2° Classificato nella categoria Storia, sempre nel 2016 un suo racconto rientra tra le 21 storie multimediali esposte al 5th LUMIX Festival for Young Photojournalism in Germania, nel febbraio 2017 si classifica secondo al World Press Photo nella categoria People, al MAGNUM PHOTOGRAPHY AWARDS 2017 ottiene il Jurors’Picks, vince il PDN PHOTO ANNUAL e si classifica 2° al SIPA AWARDS. Nel 2018 si classifica secondo al Sony Professional Competition nella categoria Discovery, ed è tra i 5 finalisti del W. Eugene Smith Grant in Humanistic Photography. Canon Ambassador dal 2017.

Gli Infarinati

Ogni 28 dicembre a Ibi – in provincia di Alicante, in Spagna – si tiene la cosiddetta “battaglia degli Infarinati”. E una festa in cui gli abitanti si dividono in due gruppi: un gruppo, gli Enfarinat (gli infarinati), simula un colpo di Stato; l’altro cerca di restaurare l’ordine. I due gruppi si sfidano a colpi di farina, acqua, uova e fumogeni colorati. La festa esiste da 200 anni ed è parte delle celebrazioni collegate al giorno della Strage degli innocenti, il giorno in cui secondo il Vangelo il re della Giudea, Erode, ordinò il massacro di tutti i neonati allo scopo di uccidere Gesù. La festa inizia alle 8.00 del mattino, quando gli Enfarinat invadono la città, la conquistano ed eleggono un sindaco che stabilisce le regole da rispettare durante la giornata. 

Bloccati nel gelo di Belgrado, Serbia.

Centinaia di migranti, per lo più afghani, siriani e iracheni, nel loro cammino di avvicinamento ai confini dell’Unione Europea, hanno trovato rifugio nei depositi abbandonati lungo la ferrovia a Belgrado . Temono di essere respinti e per questo evitano le strutture di assistenza ufficiali.
 Le temperature che spesso arrivano a venti gradi sotto zero, rendono la vita in questi asili di fortuna un vero inferno polare. Molte scene ricordano quelle vissute dai deportati in Europa ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. E’ una catastrofe umanitaria.